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Se un albero potesse parlare, non userebbe le nostre parole

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"Un esperimento linguistico per imparare a tacere meglio!"       C'è un esercizio che faccio spesso quando sono in un bosco. Provo a stare fermo, come un faggio. Fermo per davvero. E ogni volta fallisco miseramente, ovviamente. Ma nel fallimento imparo qualcosa. Imparo che il mio corpo non è progettato per la stasi. Imparo che il mio linguaggio inteso come flusso continuo di parole che mi attraversa, è costruito per la caccia, per l'inseguimento, per la fuga. Soggetto-verbo-oggetto: qualcuno fa qualcosa a qualcun altro. La grammatica del predatore. E allora mi sono chiesto: se un albero potesse parlare, che lingua userebbe?       La domanda sembra innocua, quasi da libro illustrato per bambini. Ma se la prendi sul serio -e intendo davvero sul serio- diventa un abisso. Perché un albero non è semplicemente un umano immobile. Non è una persona paziente. È una forma di vita radicalmente altra, con una percezione del tempo, d...

Eteronimi

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“Ho tenuto in mano qualcosa di leggero, così leggero che bastava un filo a trattenerlo. Credevo fosse la speranza, ma era solo il peso che ancora non conoscevo. Poi sono stato a lungo in piedi. Con la spada piantata nella sabbia come radice e giuramento. Il mare mi parlava di ciò che non torna mentre io rispondevo restando fermo. Ogni giorno era una battaglia senza nemici: solo il vento e l'attesa. Ora siedo accanto a ciò che ho sempre combattuto. Il tempo ha smesso di nascondersi; si mostra nei suoi ingranaggi e nelle sue crepe. Non è crudele. E io, finalmente, posso guardarlo senza più dover vincere. Le conchiglie intorno a me sono le vite che ho attraversato. Ognuna conteneva un'eco di mare che non c'è più. Le raccolgo non per ricordare, ma per sapere che anche sparire è una forma dell'esistere.” Luigi M. Verde       La singola fotografia, isolata, rimane muta. Non chiede interpretazioni, non offre chiavi. È un rettangolo di carta che potrebbe signi...

Il verso della fotografia

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“Sono oggi il punto d'incontro di una piccola umanità che è solo mia.” Fernando Pessoa “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi consuma, ma io sono il fuoco.” Jorge Luis Borges       C'è un momento, nella creazione di un'immagine, in cui tutto si ribalta. Il fotografo diventa soggetto, il passato diventa futuro, il visibile si fa opaco. È quello che mi è successo lavorando a tre fotografie che, nelle mie intenzioni, dovevano essere semplici ritratti e che invece sono diventate qualcos'altro. Una trappola concettuale in cui sono caduto per primo e da cui non sono sicuro di voler uscire. Queste tre immagini fanno parte di un progetto sul ritratto interiore , dove ogni volto che fotografo è un mio autoritratto nel senso che storie, volti, persone diventano maschere attraverso cui racconto aspetti di me che altrimenti non saprei...