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Visualizzazione dei post con l'etichetta Finzioni

La ragione errante

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“Bramo per altro che sappia vostra riverenza ch'io sono il cavaliere della Mancia, chiamato don Chisciotte, e che il mio dovere e il mio esercizio consistono nello andare per lo mondo raddrizzando torti, e vendicando soperchierie. — Non posso intendere, disse il baccelliere, come raddrizzate i torti, mentre di diritto ch'io era mi lasciate qui storto con rotto una gamba, la quale non si raddrizzerà mai più finché io vivrò; e quella soperchieria da cui mi avete salvato consiste nel ridurmi a modo da ricordarmene per tutta la vita; ah! è stata ben grande la mia sventura nell'abbattermi in voi che andate cercando le avventure.” Miguel de Cervantes “Dilla, rispose don Chisciotte, ma sii breve, che un discorso lungo non può mai dar piacere.” Miguel de Cervantes       Mi riconosco nella figura del cavaliere errante, non per il suo eroismo, ma per la sua irriducibile malinconia. Don Chisciotte attraversa un mondo che non corrisponde ai suoi desideri, affro...

Automi imperfetti e analogie formali tra stati finiti e processo creativo

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“La traccia è l'apparizione di una vicinanza, per quanto lontano possa essere ciò che l'ha lasciata.” Walter Benjamin       Le figure che abitano le mie immagini non sono semplicemente personaggi, né rappresentazioni simboliche di concetti astratti. Sono operatori del processo creativo: presenze che compiono gesti, producono trasformazioni, interrogano la realtà attraverso azioni minime, spesso incomplete. Una figura delimita una sagoma, un'altra custodisce un frammento di memoria. Qualcuna cancella, misura, duplica, interpreta; altre interrompono un gesto, deviano da una traiettoria, ripetono un'operazione senza riuscire a concluderla. Nessuna possiede una conoscenza complessiva di ciò che sta costruendo. Ciascuna agisce entro i limiti della propria competenza, lasciando qualcosa di irrisolto. Li chiamo automi imperfetti.       Il riferimento agli automi della teoria della calcolabilità non è casuale, ma neppure pretende ...

Piccola storia del martello nel pensiero occidentale

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“Ciò che oggi scriviamo sulla lavagna, domani lo cancelleremo.” Bertolt Brecht (ovvero: come ogni grande mente ha risolto il problema della noce) Platone non avrebbe mai toccato il martello. Il martello appartiene al mondo sensibile: è una copia imperfetta dell' Idea di Martello , che esiste nel mondo iperuranio in forma pura, senza ruggine, senza peso e senza il fastidioso rumore che fa quando colpisce. Il carpentiere che usa il martello reale non sta costruendo, o meglio, sta cercando di ricordare, confusamente, la perfezione di cui il martello è un'ombra. La noce, del resto, è anch'essa un'ombra. Il filosofo non rompe le noci: le contempla fino a quando non vede l' Idea di Noce , che è eterna e non richiede certo di essere aperta. Aristotele avrebbe invece preso il martello con grande soddisfazione pratica. Il martello ha una causa materiale (il ferro), una causa formale (la forma adatta a colpire), una causa efficiente (il fabbro che lo ha fatto) e una ...

Se un albero potesse parlare, non userebbe le nostre parole

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"Un esperimento linguistico per imparare a tacere meglio!"       C'è un esercizio che faccio spesso quando sono in un bosco. Provo a stare fermo, come un faggio. Fermo per davvero. E ogni volta fallisco miseramente, ovviamente. Ma nel fallimento imparo qualcosa. Imparo che il mio corpo non è progettato per la stasi. Imparo che il mio linguaggio inteso come flusso continuo di parole che mi attraversa, è costruito per la caccia, per l'inseguimento, per la fuga. Soggetto-verbo-oggetto: qualcuno fa qualcosa a qualcun altro. La grammatica del predatore. E allora mi sono chiesto: se un albero potesse parlare, che lingua userebbe?       La domanda sembra innocua, quasi da libro illustrato per bambini. Ma se la prendi sul serio -e intendo davvero sul serio- diventa un abisso. Perché un albero non è semplicemente un umano immobile. Non è una persona paziente. È una forma di vita radicalmente altra, con una percezione del tempo, d...