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Visualizzazione dei post da 2026

Scopo, bisogno, dimora

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“La bellezza è la forma della finalità di un oggetto, percepita senza rappresentazione di uno scopo.” Immanuel Kant “Una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere del denaro e una stanza tutta per sé.” Virginia Woolf       Ogni discorso sull'arte rischia di confondere tre piani che vanno invece tenuti distinti, se si vuole capire perché, in fondo, nulla di essenziale sia davvero cambiato pur essendo cambiato quasi tutto. C'è lo scopo : funzione che l'arte assume di volta in volta agli occhi di un'epoca, sempre legittimata da un'istituzione e sempre storicamente negoziabile. C'è il bisogno : la necessità, per chi crea e per chi si lascia attraversare dalla creazione altrui, di vedere e vivere il mondo in un certo modo e di renderlo visibile o di lasciarsene rivelare. E c'è un terzo termine, spesso taciuto perché meno nobile filosoficamente ma decisivo esistenzialmente: le condizioni materiali che permettono al bisogno d...

Il nome nudo

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“Diventa ciò che sei.” F. Nietzsche Brevi note sull'uomo senza contenuto e su chi rifiuta di prendere posizione nel campo.       Il sistema dell'arte oggi non chiede talento. Chiede reperibilità. Il sociologo Pierre Bourdieu lo aveva scritto con la freddezza di chi descrive un'azione meccanica, non un'ingiustizia: il campo artistico non è uno spazio di opere, è uno spazio di posizioni reciproche, dove ogni opera vale, prima ancora di essere guardata, come prise de position — presa di posizione — dentro una rete di posizioni già occupate da altri. Chi non prende posizione non viene scartato: è, più semplicemente, illeggibile alla grammatica del campo, una mossa non prevista dalle regole del gioco e perciò non registrata sulla scacchiera.       L'arte contemporanea ha da tempo rinunciato alla finzione della propria autonomia: lo storico dell'arte Peter Bürger ne registrò il tramonto teorico nella su...

L'algoritmo senza mondo: come l'intelligenza artificiale ha rovesciato la grammatica della fotografia

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“Il mito non nega le cose, la sua funzione è al contrario quella di parlarne; esso le purifica, le rende innocenti, le fonda in natura e in eternità.” Roland Barthes       L'immagine fotografica non è mai un oggetto semplice, ma una struttura stratificata. Per comprenderla, è necessario applicare un approccio analitico che separi la materia prima dell'immagine dalla grammatica invisibile che la governa. Segno e Codice sono i due concetti fondamentali che ci permettono di comprendere la distinzione tra l’unità minima portatrice di senso (Segno) e il sistema di regole, convenzioni e relazioni in cui il segno stesso è inserito (Codice).       Partiamo dal segno che è la manifestazione fisica e letterale della fotografia. Nella teoria dei segni di Charles Sanders Peirce, la fotografia possiede una natura duplice che la rende un segno molto particolare dotato sia di una Natura Indicale (a differenza di un dipinto, la fotogra...

Abitare la complessità

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“Caro signore, Lei è così giovane, e si trova così al di qua di ogni inizio, e io vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non ricerchi ora le risposte che non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle… Ora viva le domande. Forse, così, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, si troverà a vivere la risposta… Il nostro compito è difficile, ma quasi tutto ciò che è serio è difficile, e tutto è serio” Rainer Maria Rilke       C'è una noce sul mio tavolo mentre scrivo queste righe. Per anni, la nostra cultura ci ha insegnato che l'unico modo per capire quella noce — per capire il mondo — fosse prendere un martello . Colpire, rompere, ridurre il complesso in frammenti elementari sperando che la "verità" fosse lì sotto,...

Newton e l'armonografo caotico

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“Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l'oceano della verità giaceva inesplorato davanti a me.” Isaac Newton “Posso misurare il moto dei corpi con l'umana follia.” Isaac Newton       C'è un esperimento che si può fare con due pendoli, un po' di filo e una penna. Si appende il secondo pendolo all'estremità del primo. Si mette un foglio sotto. Si lascia andare il sistema. E si aspetta. Quello che appare sul foglio non somiglia a niente che si potesse prevedere. Non è un cerchio, non è un'ellisse, non è una figura geometrica con un nome. È una traccia che si intreccia su se stessa, si addensa in certi punti e si assottiglia in altri, costruisce zone di quasi-solidità e filamenti sottilissimi, produce contrasto e ritmo e — questa è la parola giusta, anche se è strana — respiro . Produce...

Piccola storia del martello nel pensiero occidentale

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“Ciò che oggi scriviamo sulla lavagna, domani lo cancelleremo.” Bertolt Brecht (ovvero: come ogni grande mente ha risolto il problema della noce) Platone non avrebbe mai toccato il martello. Il martello appartiene al mondo sensibile: è una copia imperfetta dell' Idea di Martello , che esiste nel mondo iperuranio in forma pura, senza ruggine, senza peso e senza il fastidioso rumore che fa quando colpisce. Il carpentiere che usa il martello reale non sta costruendo, o meglio, sta cercando di ricordare, confusamente, la perfezione di cui il martello è un'ombra. La noce, del resto, è anch'essa un'ombra. Il filosofo non rompe le noci: le contempla fino a quando non vede l' Idea di Noce , che è eterna e non richiede certo di essere aperta. Aristotele avrebbe invece preso il martello con grande soddisfazione pratica. Il martello ha una causa materiale (il ferro), una causa formale (la forma adatta a colpire), una causa efficiente (il fabbro che lo ha fatto) e una ...

Solo una conchiglia?

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“La matematica non è un luogo dove si abitano certezze, ma un luogo dove si impara a vivere con domande sempre più belle.” Alexandre Grothendieck       C'è un matematico che quasi nessuno conosce fuori dalle aule universitarie e che tuttavia ha compiuto nel Novecento uno dei gesti intellettuali più radicali della storia del pensiero umano. Si chiama Alexandre Grothendieck. Nato a Berlino nel 1928 da padre anarchico russo e madre tedesca, apolide per tutta la vita, internato da bambino in un campo di raccolta in Francia durante la guerra, genio assoluto della matematica del dopoguerra e poi — al culmine della fama, a quarantadue anni — sparito. Ritirato volontariamente in un villaggio dei Pirenei, Lasserre, dove ha trascorso gli ultimi decenni a scrivere migliaia di pagine autobiografiche e mistiche che nessuno ha ancora letto per intero. È morto nel 2014 senza essere tornato nel mondo accademico. Perché cominciare da lui? Perché Grothendieck ha fatto q...

Il coro dell'alba

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“La natura non fa nulla di inutile.” Aristotele, De Anima       C'è un momento, tra il sonno e la veglia, in cui il mondo comincia senza di te. La finestra è socchiusa mentre fuori, qualcosa sta già accadendo, rumoroso, indifferente e bellissimo. Sono gli uccelli. Io resto ad ascoltare, senza ancora decidere se alzarmi. Questo succede ogni mattina, in primavera. Ed è diventata una delle poche cose a cui tengo senza sapere bene perché. O meglio: senza che il perché abbia molta importanza. Ho scoperto solo di recente che quanto descritto ha un nome preciso in etologia: dawn chorus , il coro dell'alba. Non è un fenomeno casuale né caotico come sembra dall'interno. Inizia circa un'ora prima del sorgere del sole e segue un andamento sorprendente: ogni specie entra in scena al proprio momento, come in un'orchestra con una partitura invisibile. I pettirossi aprono. Poi i merli ( "Va beneeeeeee?" ). Poi le cinciallegre, i fringuelli. C'è un ordine anche s...

Il sorriso insolubile della nonna. Analisi di un frammento proustiano

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“[...] nonna entrava, pregava ardentemente suo marito di non assaggiare il cognac; lui si arrabbiava, beveva ugualmente il suo sorso, e la nonna se ne andava via, triste, scoraggiata, ma sempre sorridente, giacché era così umile di cuore e così dolce che la sua tenerezza per gli altri e il poco conto che faceva della propria persona e delle proprie sofferenze, si conciliavano nel suo sguardo in un sorriso dove, diversamente da quel che si vede nel volto di molti esseri umani, non v'era ironia se non per se stessa, e per tutti noi invece come un bacio dei suoi occhi che non potevano posarsi su coloro che le erano cari senza accarezzarli appassionatamente con lo sguardo. Quel supplizio che le infliggeva la prozia, lo spettacolo delle vane preghiere della nonna e della sua debolezza, vinta in partenza, nell'inutile tentativo di togliere al nonno il bicchierino di liquore, era una di quelle cose alla cui vista più tardi ci si abitua, fino a considerarle ridendo e a prendere le pa...