Il sorriso insolubile della nonna. Analisi di un frammento proustiano

“[...] nonna entrava, pregava ardentemente suo marito di non assaggiare il cognac; lui si arrabbiava, beveva ugualmente il suo sorso, e la nonna se ne andava via, triste, scoraggiata, ma sempre sorridente, giacché era così umile di cuore e così dolce che la sua tenerezza per gli altri e il poco conto che faceva della propria persona e delle proprie sofferenze, si conciliavano nel suo sguardo in un sorriso dove, diversamente da quel che si vede nel volto di molti esseri umani, non v'era ironia se non per se stessa, e per tutti noi invece come un bacio dei suoi occhi che non potevano posarsi su coloro che le erano cari senza accarezzarli appassionatamente con lo sguardo. Quel supplizio che le infliggeva la prozia, lo spettacolo delle vane preghiere della nonna e della sua debolezza, vinta in partenza, nell'inutile tentativo di togliere al nonno il bicchierino di liquore, era una di quelle cose alla cui vista più tardi ci si abitua, fino a considerarle ridendo e a prendere le parti del persecutore con sufficiente risolutezza e allegria onde persuadere se stessi che non si tratta di persecuzioni; allora, esse mi ispiravano un tale orrore che avrei voluto picchiare la prozia.”
Marcel Proust

      Prendere un brano di Proust e sottoporlo a un classificatore grammaticale basato sull'asse Cura / Dominio significa mettere alla prova uno strumento di analisi su una delle prose più resistenti alla classificazione. Il frammento tratto da Dalla parte di Swann descrive la nonna, il nonno, il rito domestico del cognac, e un sorriso che non si lascia ridurre a nessuna categoria. È un testo misto, e la sua tensione interna è la cosa più interessante.
      Ogni elemento linguistico rilevante è classificato secondo la sua struttura profonda, indipendentemente dal contenuto semantico.
# Elemento testuale Categoria Indicatore Polarità
1 "nonna entrava, pregava ardentemente suo marito" Separazione SEP-TR Transitività Dominio
2 "lui si arrabbiava, beveva ugualmente il suo sorso" Separazione SEP-SA Soggetto agente + SEP-TR Dominio
3 "triste, scoraggiata, ma sempre sorridente" Costellazione + Cura COS-PA Paratassi · CUR-IN Indecidibile nominato Cura
4 "giacché era così umile… che" Gerarchia GER-SC Subordinazione causale Dominio
5 Struttura ipotattica complessiva della frase lunga Gerarchia GER-IP Ipotassi Dominio
6 "la sua tenerezza per gli altri e il poco conto che faceva della propria persona" Cura CUR-AP Attenzione al particolare Cura
7 "si conciliavano nel suo sguardo" Porosità POR-FM Forma media Cura
8 "diversamente da quel che si vede nel volto di molti esseri umani" Autorità AUT-IM Impersonale · AUT-UN Astrazione universale Dominio
9 "non v'era ironia se non per se stessa" Cura CUR-IN Indecidibile nominato Cura
10 "come un bacio dei suoi occhi che non potevano posarsi … senza accarezzarli appassionatamente" Testimonianza TES-AS Ancoraggio sensoriale Cura
11 "Quel supplizio che le infliggeva la prozia" Separazione SEP-TR Transitività Dominio
12 "lo spettacolo delle vane preghiere della nonna e della sua debolezza, vinta in partenza" Cura CUR-AP Attenzione al particolare Cura
13 "era una di quelle cose alla cui vista più tardi ci si abitua" Autorità AUT-IM Impersonale Dominio
14 "fino a considerarle ridendo e a prendere le parti del persecutore" Gerarchia + Tempo GER-SC · TMP-SO Sequenza ordinata Dominio
15 "onde persuadere se stessi che non si tratta di persecuzioni" Gerarchia GER-SC Subordinazione causale-finale Dominio
16 "allora, esse mi ispiravano un tale orrore che avrei voluto picchiare la prozia" Testimonianza TES-PP Prima persona situata Cura
17 Imperfetto iterativo-durativo (entrava, pregava, ispiravano…) Tempo TEM-DU Durata Cura
18 "triste, scoraggiata, ma sempre sorridente" Cura CUR-IN Indecidibile nominato Cura
19 "non v'era ironia… e per tutti noi invece" Costellazione COS-PA Paratassi per giustapposizione Cura
20 "allora" (deittico temporale) Luogo LUD-DI Deittico situato Cura

Asse 1 — Il Come (Struttura)

Testimonianza vs Autorità: Il testo oscilla. L'impersonale ("si vede nel volto di molti esseri umani", "ci si abitua") parla da una posizione universale. Ma il testo si chiude con un'irruzione testimoniale potente: "allora, esse mi ispiravano un tale orrore che avrei voluto picchiare la prozia". Il narratore entra in scena con tutta la fisicità di un'emozione bambina.
Costellazione vs Gerarchia: Dominanza della gerarchia sintattica ("giacché… che", "fino a", "onde"), ma incrinata dalla paratassi nei momenti di maggiore densità emotiva. La sequenza "triste, scoraggiata, ma sempre sorridente" è pura costellazione: tre stati accostati senza subordinazione.
Cura vs Controllo: La cura è il principio semantico dichiarato, ma la forma oscilla. Il senso non è saturato: "non v'era ironia se non per se stessa" è affermazione che chiude da un lato ma lascia aperto l'interno. Il campo interpretativo non è completamente occupato.

Asse 2 — Il Dove (Dimensioni)

Durata vs Puntualità: La durata vince con nettezza. L'imperfetto iterativo domina: entrava, pregava, si arrabbiava, beveva, ispiravano. Non eventi accaduti una volta; gesti che si ripetono, un rito domestico e doloroso. "Più tardi ci si abitua" introduce una stratificazione temporale dove passato d'infanzia e presente adulto coesistono.
Densità vs Astrazione: Il luogo fisico non è nominato esplicitamente, ma la scena è incarnata: il bicchierino di liquore, lo sguardo, il sorriso, gli occhi. Non è astrazione spaziale; è un interno domestico ricco di oggetti e gesti. La densità è soprattutto corporea e relazionale.

Asse 3 — Il Quando · Kairos

Il testo non data, non misura. Il tempo è qualitativo: è "allora", è "più tardi". Il deittico "allora" non indica una data ma un'epoca vissuta, un momento dell'infanzia distinto qualitativamente dal presente in cui si scrive. La confessione finale è trattenuta fino alla fine: c'è una gestione del kairos, un senso di cosa va detto e quando.

Asse 4 — Il Perché · Senso vs Causa

Il testo usa la causa grammaticalmente ("giacché", "onde"), ma il suo orientamento profondo è verso il senso. La lunga proposizione sul sorriso non spiega perché la nonna sorride, ma tenta di avvicinarsi a cosa sia quel sorriso. La catena causale della seconda parte è in realtà una fenomenologia dell'autoinganno, non una spiegazione di esso. Il senso emerge come orrore confessato, non analizzato.

Il brano non è indeciso.
È un percorso.

Il brano si colloca nell'area del misto con una tensione interna strutturalmente significativa, non accidentale. La Grammatica del Dominio e quella della Cura non si alternano a caso: il testo esegue un movimento progressivo, quasi invisibile, dall'osservazione analitica alla confessione incarnata. La prima sequenza è pienamente nel registro del dominio: soggetti agenti netti (nonna, nonno, prozia), transitività esplicita, rapporto causa-effetto marcato dall'ipotassi. Poi, sulla nonna, il testo si inceppa e l'inceppamento è il suo gesto più interessante. Il sorriso della nonna non si lascia analizzare: "si conciliavano nel suo sguardo" abbandona la transitività e ricorre alla forma media; la contraddizione "triste, scoraggiata, ma sempre sorridente" non viene risolta ma ospitata nella paratassi; il narratore ricorre alla similitudine sensoriale quando il concetto non basta. La seconda proposizione riprende il registro del dominio con la generalizzazione ("era una di quelle cose alla cui vista ci si abitua") e la sequenza causale. Ma questa descrizione dell'assuefazione è al tempo stesso una confessione del suo meccanismo: il narratore usa l'impersonale per mostrare come funziona l'autoinganno collettivo, non per nascondersi dietro di esso. E poi rompe, all'ultimo. "allora, esse mi ispiravano un tale orrore che avrei voluto picchiare la prozia." Il deittico "allora" àncora il ricordo in un'infanzia non ancora contaminata dall'assuefazione; il "mi" fa irruzione dopo una lunga assenza; "un tale orrore" non spiega, non analizza, confessa; "avrei voluto picchiare" è un gesto fisico, corporeo, violento nella sua precisione. Il testo non finisce con una conclusione ma con un impulso trattenuto. Il brano è dunque misto non perché indeciso, ma perché usa consapevolmente la struttura del dominio —l'ipotassi, l'impersonale, la causa— come un'impalcatura che il materiale emotivo continuamente eccede. Ogni volta che la grammatica del dominio sembra prendere il controllo definitivo, qualcosa trabocca: un sorriso insolubile, un'ironia che si rivolge solo su sé stessa, un orrore che non si lascia nominare che in prima persona.
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