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Automi imperfetti e analogie formali tra stati finiti e processo creativo

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“La traccia è l'apparizione di una vicinanza, per quanto lontano possa essere ciò che l'ha lasciata.” Walter Benjamin       Le figure che abitano le mie immagini non sono semplicemente personaggi, né rappresentazioni simboliche di concetti astratti. Sono operatori del processo creativo: presenze che compiono gesti, producono trasformazioni, interrogano la realtà attraverso azioni minime, spesso incomplete. Una figura delimita una sagoma, un'altra custodisce un frammento di memoria. Qualcuna cancella, misura, duplica, interpreta; altre interrompono un gesto, deviano da una traiettoria, ripetono un'operazione senza riuscire a concluderla. Nessuna possiede una conoscenza complessiva di ciò che sta costruendo. Ciascuna agisce entro i limiti della propria competenza, lasciando qualcosa di irrisolto. Li chiamo automi imperfetti.       Il riferimento agli automi della teoria della calcolabilità non è casuale, ma neppure pretende ...

La fine dell'artista

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“Né cercare né trovare: inventare.” Tomas Maldonado “L'atto creativo non è compiuto dal solo artista.” Marcel Duchamp       La fine dell'artista è stata annunciata molte volte. Eppure gli artisti continuano a esistere, le opere a essere prodotte, i musei a riempirsi, il mercato a prosperare. Forse, allora, ciò che sta scomparendo non è l'artista in quanto tale, ma una certa idea della sua identità, del suo ruolo e, soprattutto, della sua necessità. L'interrogativo non è nuovo. Attraversa buona parte dell'arte del Novecento e si ripresenta oggi, con particolare urgenza, di fronte alla produzione digitale delle immagini e all'intelligenza artificiale. Ma è anche una domanda che nasce dall'esperienza quotidiana: perché alcune delle manifestazioni più sorprendenti della creatività contemporanea sembrano provenire da territori che non si definiscono artistici? E perché, al contrario, tanta arte ufficialmente riconosciuta appare incapace di produrre un...

Scopo, bisogno, dimora

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“La bellezza è la forma della finalità di un oggetto, percepita senza rappresentazione di uno scopo.” Immanuel Kant “Una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere del denaro e una stanza tutta per sé.” Virginia Woolf       Ogni discorso sull'arte rischia di confondere tre piani che vanno invece tenuti distinti, se si vuole capire perché, in fondo, nulla di essenziale sia davvero cambiato pur essendo cambiato quasi tutto. C'è lo scopo : funzione che l'arte assume di volta in volta agli occhi di un'epoca, sempre legittimata da un'istituzione e sempre storicamente negoziabile. C'è il bisogno : la necessità, per chi crea e per chi si lascia attraversare dalla creazione altrui, di vedere e vivere il mondo in un certo modo e di renderlo visibile o di lasciarsene rivelare. E c'è un terzo termine, spesso taciuto perché meno nobile filosoficamente ma decisivo esistenzialmente: le condizioni materiali che permettono al bisogno d...

Il nome nudo

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“Diventa ciò che sei.” F. Nietzsche Brevi note sull'uomo senza contenuto e su chi rifiuta di prendere posizione nel campo.       Il sistema dell'arte oggi non chiede talento. Chiede reperibilità. Il sociologo Pierre Bourdieu lo aveva scritto con la freddezza di chi descrive un'azione meccanica, non un'ingiustizia: il campo artistico non è uno spazio di opere, è uno spazio di posizioni reciproche, dove ogni opera vale, prima ancora di essere guardata, come prise de position — presa di posizione — dentro una rete di posizioni già occupate da altri. Chi non prende posizione non viene scartato: è, più semplicemente, illeggibile alla grammatica del campo, una mossa non prevista dalle regole del gioco e perciò non registrata sulla scacchiera.       L'arte contemporanea ha da tempo rinunciato alla finzione della propria autonomia: lo storico dell'arte Peter Bürger ne registrò il tramonto teorico nella su...

L'algoritmo senza mondo: come l'intelligenza artificiale ha rovesciato la grammatica della fotografia

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“Il mito non nega le cose, la sua funzione è al contrario quella di parlarne; esso le purifica, le rende innocenti, le fonda in natura e in eternità.” Roland Barthes       L'immagine fotografica non è mai un oggetto semplice, ma una struttura stratificata. Per comprenderla, è necessario applicare un approccio analitico che separi la materia prima dell'immagine dalla grammatica invisibile che la governa. Segno e Codice sono i due concetti fondamentali che ci permettono di comprendere la distinzione tra l’unità minima portatrice di senso (Segno) e il sistema di regole, convenzioni e relazioni in cui il segno stesso è inserito (Codice).       Partiamo dal segno che è la manifestazione fisica e letterale della fotografia. Nella teoria dei segni di Charles Sanders Peirce, la fotografia possiede una natura duplice che la rende un segno molto particolare dotato sia di una Natura Indicale (a differenza di un dipinto, la fotogra...

Abitare la complessità

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“Caro signore, Lei è così giovane, e si trova così al di qua di ogni inizio, e io vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non ricerchi ora le risposte che non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle… Ora viva le domande. Forse, così, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, si troverà a vivere la risposta… Il nostro compito è difficile, ma quasi tutto ciò che è serio è difficile, e tutto è serio” Rainer Maria Rilke       C'è una noce sul mio tavolo mentre scrivo queste righe. Per anni, la nostra cultura ci ha insegnato che l'unico modo per capire quella noce — per capire il mondo — fosse prendere un martello . Colpire, rompere, ridurre il complesso in frammenti elementari sperando che la "verità" fosse lì sotto,...

Newton e l'armonografo caotico

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“Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l'oceano della verità giaceva inesplorato davanti a me.” Isaac Newton “Posso misurare il moto dei corpi con l'umana follia.” Isaac Newton       C'è un esperimento che si può fare con due pendoli, un po' di filo e una penna. Si appende il secondo pendolo all'estremità del primo. Si mette un foglio sotto. Si lascia andare il sistema. E si aspetta. Quello che appare sul foglio non somiglia a niente che si potesse prevedere. Non è un cerchio, non è un'ellisse, non è una figura geometrica con un nome. È una traccia che si intreccia su se stessa, si addensa in certi punti e si assottiglia in altri, costruisce zone di quasi-solidità e filamenti sottilissimi, produce contrasto e ritmo e — questa è la parola giusta, anche se è strana — respiro . Produce...