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Natura morta con vetri
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Vetri di carta su parole di cristallo,
pagine di libri senza fogli su immagini evanescenti,
foto di spettri paradossi della semplicità.
Nessun dire, solo lingue mute senza più confini.
“Ho tenuto in mano qualcosa di leggero, così leggero che bastava un filo a trattenerlo. Credevo fosse la speranza, ma era solo il peso che ancora non conoscevo. Poi sono stato a lungo in piedi. Con la spada piantata nella sabbia come radice e giuramento. Il mare mi parlava di ciò che non torna mentre io rispondevo restando fermo. Ogni giorno era una battaglia senza nemici: solo il vento e l'attesa. Ora siedo accanto a ciò che ho sempre combattuto. Il tempo ha smesso di nascondersi; si mostra nei suoi ingranaggi e nelle sue crepe. Non è crudele. E io, finalmente, posso guardarlo senza più dover vincere. Le conchiglie intorno a me sono le vite che ho attraversato. Ognuna conteneva un'eco di mare che non c'è più. Le raccolgo non per ricordare, ma per sapere che anche sparire è una forma dell'esistere.” Luigi M. Verde La singola fotografia, isolata, rimane muta. Non chiede interpretazioni, non offre chiavi. È un rettangolo di carta che potrebbe signi...
"Un esperimento linguistico per imparare a tacere meglio!" C'è un esercizio che faccio spesso quando sono in un bosco. Provo a stare fermo, come un faggio. Fermo per davvero. E ogni volta fallisco miseramente, ovviamente. Ma nel fallimento imparo qualcosa. Imparo che il mio corpo non è progettato per la stasi. Imparo che il mio linguaggio inteso come flusso continuo di parole che mi attraversa, è costruito per la caccia, per l'inseguimento, per la fuga. Soggetto-verbo-oggetto: qualcuno fa qualcosa a qualcun altro. La grammatica del predatore. E allora mi sono chiesto: se un albero potesse parlare, che lingua userebbe? La domanda sembra innocua, quasi da libro illustrato per bambini. Ma se la prendi sul serio -e intendo davvero sul serio- diventa un abisso. Perché un albero non è semplicemente un umano immobile. Non è una persona paziente. È una forma di vita radicalmente altra, con una percezione del tempo, d...
“L'opera d'arte è un atto di pensiero in forma sensibile.” Maurice Merleau-Ponty Cosa accade quando la fotografia smette di essere una semplice rappresentazione del reale per diventare una forma attiva di pensiero? Foto(so)phie è il titolo di un vasto progetto teorico e visivo che si presenta non solo come breve saggio, ma come un vero e proprio dispositivo concettuale. Un’opera ibrida in cui arte visiva, filosofia e linguaggio si incontrano, si scontrano e si trasformano. Al centro di questa ricerca c’è l’idea di post-fotografia come campo di riflessione e azione: non un’evoluzione tecnica del medium, ma una radicale messa in discussione dei suoi limiti percettivi, semantici ed espressivi. Le immagini non si limitano più a mostrare, ma pensano, interrogano e coinvolgono il lettore/spettatore in una relazione attiva e tattile. Attraverso le visio(so)phie, foto[so]phie e meta{so}phie , viene costruito un nu...
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