Il sorriso insolubile della nonna. Analisi di un frammento proustiano
“[...] nonna entrava, pregava ardentemente suo marito di non assaggiare il cognac; lui si arrabbiava, beveva ugualmente il suo sorso, e la nonna se ne andava via, triste, scoraggiata, ma sempre sorridente, giacché era così umile di cuore e così dolce che la sua tenerezza per gli altri e il poco conto che faceva della propria persona e delle proprie sofferenze, si conciliavano nel suo sguardo in un sorriso dove, diversamente da quel che si vede nel volto di molti esseri umani, non v'era ironia se non per se stessa, e per tutti noi invece come un bacio dei suoi occhi che non potevano posarsi su coloro che le erano cari senza accarezzarli appassionatamente con lo sguardo. Quel supplizio che le infliggeva la prozia, lo spettacolo delle vane preghiere della nonna e della sua debolezza, vinta in partenza, nell'inutile tentativo di togliere al nonno il bicchierino di liquore, era una di quelle cose alla cui vista più tardi ci si abitua, fino a considerarle ridendo e a prendere le pa...