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Sulla Fontana di Duchamp e le tecnologie TTI


"Sia che la fede creatrice sia inaridita in me, sia che la realtà non si formi che nella memoria, i fiori che mi fan vedere oggi per la prima volta non mi sembrano fiori veri."
M. Proust

      L'orinatoio capovolto di Duchamp è probabilmente sia il ready-made più famoso dell'artista francese che l'opera d'arte più influente del ventesimo secolo. Prendendo, in questa sede, le distanze dall'idea di spostare l'attenzione e l'interpretazione artistiche dall'aspetto fisico a quello intellettuale, si vuole qui evidenziare un parallelo tra le opere dadaiste e quelle realizzate con tecnologie assistite da un agente artificiale, rappresentando entrambe un cambio di paradigma nel mondo dell'arte.
      Con TTI, ovvero text-to-image, si intendono quelle procedure, realizzate per mezzo di complesse architetture di reti neurali generative, che permettono, attraverso comandi testuali e non solo, la creazione automatica di immagini molto articolate: ci si ritrova così nuovamente di fronte a reazioni di entusiasmo da un lato e rifiuto dall'altro.
      Senza addentrarsi in complesse analisi estetico-filosofiche, che potrebbero essere parimenti applicate, ad esempio, anche alla fotografia, ci si limiterà a ricordare come qualsiasi strumento utilizzato, dal computer alla matita, è sempre un co-autore, inglobando una fitta ragnatela di conoscenze e tecnologie che sarà in costante simbiosi con l'artista.
      Ad emergere è allora quella diversa modalità del rapportarsi con tecnologie che richiedono di adattare il proprio linguaggio al suo, a quella natura sfuggente e impalpabile di questi strumenti e al conseguente rischio di lasciarsi facilmente manipolare dalla potenza espressiva di questi sistemi, senza riuscire a comprenderli pienamente e a controllarli.

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