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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

Se un albero potesse parlare, non userebbe le nostre parole

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"Un esperimento linguistico per imparare a tacere meglio!"       C'è un esercizio che faccio spesso quando sono in un bosco. Provo a stare fermo, come un faggio. Fermo per davvero. E ogni volta fallisco miseramente, ovviamente. Ma nel fallimento imparo qualcosa. Imparo che il mio corpo non è progettato per la stasi. Imparo che il mio linguaggio inteso come flusso continuo di parole che mi attraversa, è costruito per la caccia, per l'inseguimento, per la fuga. Soggetto-verbo-oggetto: qualcuno fa qualcosa a qualcun altro. La grammatica del predatore. E allora mi sono chiesto: se un albero potesse parlare, che lingua userebbe?       La domanda sembra innocua, quasi da libro illustrato per bambini. Ma se la prendi sul serio -e intendo davvero sul serio- diventa un abisso. Perché un albero non è semplicemente un umano immobile. Non è una persona paziente. È una forma di vita radicalmente altra, con una percezione del tempo, d...

Eteronimi

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“Ho tenuto in mano qualcosa di leggero, così leggero che bastava un filo a trattenerlo. Credevo fosse la speranza, ma era solo il peso che ancora non conoscevo. Poi sono stato a lungo in piedi. Con la spada piantata nella sabbia come radice e giuramento. Il mare mi parlava di ciò che non torna mentre io rispondevo restando fermo. Ogni giorno era una battaglia senza nemici: solo il vento e l'attesa. Ora siedo accanto a ciò che ho sempre combattuto. Il tempo ha smesso di nascondersi; si mostra nei suoi ingranaggi e nelle sue crepe. Non è crudele. E io, finalmente, posso guardarlo senza più dover vincere. Le conchiglie intorno a me sono le vite che ho attraversato. Ognuna conteneva un'eco di mare che non c'è più. Le raccolgo non per ricordare, ma per sapere che anche sparire è una forma dell'esistere.” Luigi M. Verde       La singola fotografia, isolata, rimane muta. Non chiede interpretazioni, non offre chiavi. È un rettangolo di carta che potrebbe signi...